Architettura Convitto

Dal sito Ex allievi Convitto

Dopo il catastrofico terremoto del 1693, nella Catania risorta, non poteva non essere presente nella progettazione di un edificio monumentale l’opera dell’Abate Giovan Battista Vaccarini, che rimane il nome più importante nell’opera di ricostruzione e rinnovamento urbanistico e architettonico della città, opera che, il grande architetto preparò, anche se si avvalse dell’ aiuto di Francesco Battaglia, e che prese il nome di Convitto Cutelli, .La sua realizzazione può collocarsi attorno al 1760 e costituisce, dal punto di vista architettonico, un gioiello dell’arte settecentesca.

Il Prospetto principale, neoclassico, sulla via Vittorio Emanuele è opera del Battaglia anche se alcuni l’attribuiscono a Stefano Ittar, l’architetto autore della Collegiata, i cui disegni, insieme con quelli per il palazzo universitario, furono allegati nel più volte citato libro del Leanti (e il fatto che questo fu pubblicato nel 1761 sembra secondo alcuni escludere l’attribuzione della facciata dell’edificio a Stefano Ittar, giunto a Catania da Roma solo nel 1765); e continua sul lato di via Monsignor Ventimiglia e su quello di via Teatro Massimo.

La parte attribuita al Vaccarini, che sappiamo alunno del Vanvitelli, è quella del circolare “Cortile Monumentale” che, per la purezza e l’armonia delle forme, si ammira entrando nell’edificio. Nella bella corte circolare del Collegio Cutelli, caratterizzata da un portico colonnato, si trova un armonioso esempio di pavimento realizzato con ciottoli bianchi e neri finemente incastonati in modo da rappresentare delle raffigurazioni geometriche e floreali. La tecnica dell’acciottolato (tramite lastre di calcare e ciottoli lavici), che traduceva il gusto delle pavimentazioni dei cortili, ebbe grande successo e fu tramandata per almeno due secoli.

L’esigenza di armonia tra decoro pavimentale ed alzato, realizzata nel cortile del Collegio Cutelli, dove il motivo si adegua all’impianto circolare della corte, poco frequente nella architetture del tempo, si collega ai sostegni verticali fino all’attico, rievocando il rigore geometrico e la grandiosità delle architetture del Vanvitelli, di cui non dimentichiamo, il Vaccarini fu allievo.

In ognuno di questi cortili, comunque, la suggestione della bicromia, realizzata tramite l’alternanza di fasce di pietra calcarea su uno sfondo di ciottoli grigi, ”richiama e sintetizza un carattere distintivo dell’architettura catanese successiva al terremoto del 1693: il nero della lava che diventa colore grazie al contrasto con la luce della pietra bianca del siracusano”.

Sulla Facciata interna del cortile si osserva un grande orologio da torre e sotto il quadrante, situato tra le statue del Tempo e della Fama, vi è un’iscrizione: “Ut praeesset diei et nocti anno MDCCLXXIX” (Questo orologio fu costruito affinché presiedesse al giorno e alla notte). Le statue del Tempo e della Fama simboleggiano la rivalità tra le due forze.

Sul Portico circolare si aprono diverse porte sormontate da timpani.

Degno di menzione è lo Scalone di marmo monumentale a forbice, a due rampe, limitato da un passamano che porta al piano superiore, ed immette su un corridoio circolare dove tra le altre sale si apre l’Aula Magna o Sala Ricevimento.

In essa Aula Magna, e sulle pareti decorate con disegni a seppia, sono affrescate le figure delle glorie catanesi e siciliane appartenenti al mondo scientifico e giuridico (Caronda, Empedocle, Teocrito, Filonide), sul soffitto, all’interno di riquadri circolari, sono raffigurati personaggi di età più recente (Cutelli, Stesicoro, Recupero, Ingrassia, Gioieni). Sul lato destro del salone era stata ricavata, chiusa da una porta, anche una piccola cappella. Sempre in essa, nel 1837, divenuta per l’occasione “aula di Tribunale Militare”, Salvatore Barbagallo Pittà con alcuni patrioti catanesi furono condannati dopo un sommario processo ed una straordinaria difesa di Ittar, per essersi ribellati alla tirannia dei Borboni, come ricorda la lapide affissa alla facciata esterna dell’Aula inaugurata il 4 novembre 1926, e successivamente furono condotti nelle piazza vicina e giustiziati, tale piazza prese il nome di Piazza Dei Martiri.

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