Conte Mario Cutelli

Dal sito degli ex allievi del Convitto

Mario Cutelli (1589-1654) conte di Villa Rosata e signore dell’Aliminusa, nasce a Catania e muore a Palermo dove viene tumulato per sua espressa volontà presso la cappella maggiore del Convento di San Francesco di Paula della porta di Carini, (oggi veniamo a conoscenza che, a causa dei continui saccheggi subiti dal Convento, nessuna “balata” è presente all’interno dello stesso, per cui non si hanno notizie sulla tumulazione). La sua nascita illegittima (poichè avvenuta da una unione non regolare tra una gentildonna ed un nobile), che viene registrata dal Prete della chiesa di Sant’Agata la Vetere in Catania il 6 ottobre 1589, con padre naturale certo Agatino Cutelli, figlio di Geronimo Cutelli, lo segnerà parecchio anche nella stesura dei suoi scritti. Sposa due volte, la prima moglie è Donna Cristina Cicala (che morirà giovane) figlia di Don Antonio Cicala, da questa unione nascono cinque figli (Giuseppe, Ferrante, Alessandro, Antonia Cristina, Felice) due moriranno ragazzi e le due femmine si faranno Suore. Con la seconda moglie, Donna Anna de Erveros avrà tre figli ( Ferdinando, Barnaba, Alessandro). Il primo figlio Giuseppe viene Diseredato nel testamento e la motivazione principale è stata quella di aver sposato in seconde nozze la cugina Cutelli-Abatellis, la cui famiglia era in continui contrasti con con il Conte Cutelli. Fu definito dai più: “uomo di sommo ingegno e di grande dottrina”. Si addottora nel 1621 in Diritto Civile ed Ecclesiastico nello Studium di Catania (dissertando sopra un argomento di diritto canonico,”de decimis”, ed uno di diritto civile in materia di novazione), esercitò l’avvocatura e fù giudice della corte patriziale della sua città. Nel 1630 con la pubblicazione del “De Donationibus”, opera di diritto successorio, dimostra di essere un fine giurista, diventando in seguito, tra l’altro, precursore del liberalismo economico. Incarna la sfida tra la Magistratura Statale e Ordinaria, con quella Speciale del Sant’Uffizio, poiché inaccettabili per il Cutelli erano i privilegi di cui godevano i membri del Sant’Uffizio, i quali non potevano essere giudicati nel caso si fossero macchiati di qualunque reato, perché erano immuni da ogni condanna civile e penale.

A quel tempo il potere in Sicilia era detenuto dall’Aristocrazia Palermitana da un lato e dalla potenza economica Messinese dall’altra, mentre Catania come alternativa poteva contare su “una nobiltà doviziosa e virtuosa” fatta di feudatari e commercianti, per cui Cutelli sogna che la sua Catania possa diventare la sede di una scuola di alta formazione politica, ed è questo il motivo per cui il 28/08/1654 stabilisce che, qualora la linea maschile dei suoi successori si fosse estinta, una parte del suo patrimonio dovrà servire per la fondazione di un “Collegio di uomini nobili”(1779) come quello di Salamanca, da cui uscirà quella classe dirigente nobile e virtuosa, ma soprattutto laica, destinata al governo amministrativo-politico del paese, lasciando al Vescovo di Catania l’elezione dei Cappellani, del Rettore, e degli altri Ministri. In ogni caso doveva trattarsi però di “fondazione laica, benché pia o piissima perché a me così piace” scrive il Conte, e la cui destinazione non poteva essere mutata per nessuna ragione. Il testamento recitava inoltre, che prima di tutto fosse data precedenza di ospitalità ai suoi consanguinei, a tutti gli altri appartenenti al patriziato degli antenati ed ai giovani della nobiltà, per istruirli rettamente in tutte le arti liberali. Il Collegio pertanto, doveva servire esclusivamente, per l’istruzione dei suoi discendenti secondo le possibilità delle rendite o, in mancanza, dei giovani nobili della “mastra antica”, escludendo i discendenti della nobiltà di recente formazione cioè della “mastra nuova”, nello studio della Legge canonica e civile.

Nel 1747 con la morte dell’ultimo Cutelli, Giovanni, la dinastia si estinse. Il ramo femminile pose molte difficoltà alla cessione dei beni di famiglia, ma alla fine risolse il problema il Vescovo Mons. Galletti, che diede in enfiteusi il Feudo di Aliminusa al principe di Biscari, e reperì così le risorse da destinare alla costruzione dell’attuale Convitto Cutelli, mentre in seguito Mons. Ventimiglia e Mons. Deodato diedero avvio alla costruzione del Collegio Cutelli. Qualcuno data il testamento del Conte Cutelli al 25 aprile 1653, ma in ogni caso le sue volontà poterono essere realizzate dai Fidecommissari solo nel 1779, dopo il completamento dell’edificio destinato ad ospitare il Collegio, e non diedero avvio all’insegnamento della Legge canonica e civile come testato da Conte, bensì, come si legge nell’iscrizione lapidaria ad “omnes ingenuas artes”, in tutte le arti liberali. Da allora altre riforme mutarono lo scopo originario, tanto che, su autorizzazione papale l’insegnamento fu esteso anche alle Lettere e alle Scienze, e nemmeno la clausola di far beneficiare i suoi discendenti ebbe seguito, in quanto soltanto dodici poterono essere accolti. Anche l’abito indicato dal Cutelli nel suo testamento fu sostituito da un’uniforme tipica secolare, senza spada, di colore blu, con un galloncino d’oro nel collare e nei risvolti a due ordini, questa foggia si conservò fino a metà dell’800.

La rivoluzione francese e la riforma successiva del 1839 consentirono infine l’accesso anche ai giovani dell’alta e media borghesia (Magistrati, dirigenti e altri notabili di Catania). Da questo momento il Collegio ebbe alterne vicende, nel 1878 la Casa Reale donò al Collegio i mobili del Convento dei Gesuiti e gli fu assegnata tra l’altro una rendita vitalizia a condizione che venti convittori fossero ospitati gratuitamente e che l’educazione non fosse dissimile da quella impartita nel Collegio Ferdinandeo di Palermo. Fra le alterne vicende vi fu addirittura la chiusura fra il 1880 ed il 1882. Alla sua riapertura ebbe altre vicissitudini di natura finanziaria e inoltre alcuni discendenti di Mario Cutelli, del ramo femminile, ne reclamavano il possesso, sostenendo che la fondazione non rispettava più le clausole testamentarie; finché il prof. Vincenzo Poggi, inviato dal governo come regio commissario, lo dichiarò con Regio Decreto del 1899, Convitto Nazionale, cioè istituto pubblico, insieme con altri 23 collegi italiani. Nel corso del primo Novecento caddero le residue barriere di ammissione, per cui l’iscrizione fu allargata a tutti i ceti sociali. Subito dopo la fine della guerra, negli anni 1944/45, il Collegio fu adibito ad Ospedale Militare e le attività didattiche per quel periodo furono trasferite in via provvisoria presso il Conservatorio delle Vergini al Borgo di via Empedocle. Divenne in seguito Scuola Parificata Legalmente Riconosciuta. Dal 1993/94, vengono meno “I Convittori”, ed è in atto nell’istituzione convittuale il progetto di maxi sperimentazione del Liceo Classico Europeo, che, innestandosi nel Liceo Classico tradizionale risponde a una precisa esigenza europeistica. L’attività di insegnamento si avvale della compresenza di lettori di madre lingua. Dall’anno scolastico 1997/98 la scuola elementare e media ha attivato l’introduzione della seconda lingua comunitaria.

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